Cistite: di cosa si tratta
Con il termine cistite, ritenuto uno dei più comuni disturbi dell’apparato urinario, spesso facciamo riferimento a un’infezione della vescica, che generalmente presenta un’origine di tipo batterico.
Ma sotto questa denominazione si nasconde un quadro più complesso e variegato di patologie, che presentano tutte una stessa problematica: una disfunzione della mucosa della vescica, denominata urotelio.
Questa mucosa riveste tutte le vie urinarie – costituite da uretere, vescica e uretra – ed è costituita da diversi strati di cellule, che agiscono come una vera barriera tra i tessuti sottostanti e l’urina.
L’urotelio si introflette in numerosissime pieghe soprattutto quando è decontratto e presenta caratteristiche di elevata impermeabilità, oltre che distensibilità. Infatti, viene definito anche un “meccano-sensore” perché non è un insieme di cellule inerti ma un sistema in grado di reagire a sollecitazioni meccaniche e alle variazioni di composizione dell’urina, con conseguente produzione di molecole che regolano l’attività urodinamica
L’urotelio risulta costituito da tre strati di cellule epiteliali (uroteliociti) che hanno funzione di barriera di protezione:
- barriera superficiale: costituita da una fila di cellule molto voluminose a forma di “ombrello” con contorno poligonale;
- barriera laterale: costituita da più file di cellule a forma di “pera”, con l’estremità rigonfia rivolta verso la superficie e l’estremità sottile insinuata fra le cellule dello stato basale;
- barriera basale: costituita da una fila di piccole cellule irregolarmente sferoidali o poliedriche
Se questi 3 strati cellulari sono integri, l’impermeabilità dell’urotelio è garantita e questo evita il passaggio di alcune molecole attraverso la barriera, molecole che possono essere causa di dolore e aumento nella frequenza della minzione, sintomatologia tipica della cistite interstiziale e delle altre patologie a carico dell’urotelio.
Per saperne di più www.curarelacistite.it
A Milano una finestra aperta sulla medicina india
All’interno del Latinoamericando Expo spazio alle culture indigene. Con il saluto delle autorità diplomatiche e la presentazione dei diversi progetti di cooperazione per lo sviluppo, si è dato il via ai tre giorni dedicati al Paraguay, protagonista di un’iniziativa intitolata “Paraguay y sus fronteras abiertas”.
A dare il benvenuto ai presenti, il direttore generale di Latinoamericando Expo, dott. Juan José Fabiani, il quale ha messo in evidenza la bellezza del Paraguay, sottolineando che la nazione Guaraní, oltre alle diverse attrative naturali, è riconosciuta per l’affabilità della sua gente che ha descritto come disponibile, gentile e sensibile.
Diversi rappresentanti diplomatici hanno presenziato all’inaugurazione trasmettendo ai presenti il loro entusiasmo all’iniziativa di Latinoamericando. Il Dr. Roberto Sega, Console Onorario del Paraguay a Milano, Gustavo Glavinich, Ministro per le Opere Pubbliche del Paraguay, Rodolfo Luís Gonzalez Garabelli, Ambasciatore del Paraguay in Svizzera, Alberto Costantini, Responsabile Immigrazione Dipartimento Regionale Sicurezza, Bruno Aloi, Presidente dell’International Committee for Christopher Columbus, tutti presenti, hanno ribadito il loro interesse a collaborare per la realizzazione di progetti per lo sviluppo del paese e per la diffusione della sua cultura.
Con la collaborazione dell’Associazione Guaranì Rekavo di Milano, nelle tre giornate si propone una panoramica generale dell’unica nazione al mondo che ha la bandiera con la caratteristica distintiva di mostrare emblemi differenti sui due lati.
Ettore Piras e Cristina Piras hanno raccontato il progetto di recupero e restauro della “ Missione di
Trinidad”, costruita dai Gesuiti delle antiche “Riduzioni”, attualmente Patrimonio Culturale dell’umanità dell’UNESCO. “Luz y Sonido”, la Mostra presente in queste tre giornate documenta e spiega il progetto con materiale fotografico descrittivo. Un percorso culturale che vuole raccontare la vita dei Guaranì, gli Indios della zona, e dei Gesuiti che hanno lavorato in questi luoghi e documentare l’incontro delle due civiltà.
A conclusione della serata la proiezione del documentario “Tetagua Ra’anga” “Visi Volti e Sembianze di un paese chiamato Paraguay” del regista Urbano Palacio, un omaggio alle donne Guaranì, motore indispensabile della società tradizionale, di cui sono stati focalizzati anche alcuni aspetti relativi alla farmacopea e alla medicina naturale
L’Associazione Guaranì Rekavo di Milano, infine, espone i tessuti naturali degli Indios Guaranì quali il “karanday” della zona “chaco”, area occidentale del Paraguay, e l’artigianato in legno “palo santo” oltre a tovaglie e mantelli lavorati con la tecnica “ñandutí” (ragnatela), merletto tipico del Paraguay frutto del sincretismo delle diverse culture
A rischio la Corrente del Golfo?
Dal sito Greenme apprendiamo che - secondo uno studio italiano - si sarebbe “spezzata una delle componenti principali della corrente del Golfo, dal nome Loop current, stravolgendo così un equilibrio secolare di correnti calde e fredde. La causa? Ancora una volta la terribile macchia nera di petrolio del golfo del Messico.
Lo rende noto uno studio italiano che evidenzia come sia impossibile al momento prevedere il futuro della situazione; tuttavia pare che, se il processo proseguirà, potrebbero riscontrarsi pesanti conseguenze per la corrente calda che attraversa l’oceano Atlantico fino al Nord d’Europa.” Il sito riprende poi il nome del ricercatore Gianluigi Zangari, dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e pubblicato sul sito internet dell’Associazione Geofisica Italiana, dell’Istituto di Scienze atmosferiche e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr).
Il ricercatore è arrivato a questa conclusione attraverso lo studio delle immagini e dei dati forniti dai satelliti americani ed europei, che osservano il pianeta (dai nomi Jason,Topex-Poseidon, Geosat Follow-On, Ere-2 ed Envisat) e utilizzando un sistema di calcolo sviluppato e brevettato proprio da Zangari nei Laboratori di Frascati nel 1999.
Da alcuni giorni, la marea nera ha iniziato a creare un vortice dalle dimensioni sempre più consistenti, staccandosi completamente dal resto della corrente: un danno enorme per gli equilibri delle acque del Golfo – ha fatto sapere Zangari - che rischia di creare conseguenze irreversibili se non si interverrà seriamente e al più presto.



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