Il diabete tra di noi: almeno una persona colpita in ogni famiglia

Redazione 8 febbraio 2017 0
Il diabete tra di noi: almeno una persona colpita in ogni famiglia

Con gli oltre 4 milioni di cittadini italiani affetti da diabete è possibile affermare che praticamente il diabete è presente in ogni famiglia: se non è un genitore o un figlio, si tratta di un fratello, un nonno, uno zio, un nipote.

I dati trovano conferma da più parti. È stata recentemente pubblicata la mappa mondiale delle malattie che maggiormente sono causa di morte, il Mortality and Causes of Death Collaborators 20151: il rapporto è il più grande sforzo per identificare e quantificare la letalità delle malattie a livello mondiale con l’inclusione, per la prima volta, anche di paesi a demografia complessa, come Brasile, India, Sudafrica, Giappone, Kenya, Arabia Saudita, Svezia e Stati Uniti, che si aggiungono a quelli già disponibili in precedenza. I dati relativi al diabete sono particolarmente drammatici: la mortalità totale per diabete risulta aumentata dal 2005 al 2015 del 32.1%, 1.5 milioni di morti in più. I dati quanto anticipato dalla settima edizione del Diabetes Atlas2, a cura della International Diabetes Federation. Ma le conferme arrivano anche in ambito farmaceutico, il British Medical Journal3 segnala l’aumento delle prescrizioni per farmaci anti-diabetici del 33% in 5 anni, dai 26 milioni del 2011 si è passati ai 35 milioni del 2015 e il numero continua a crescere. Questo incremento nella prescrizione dei farmaci, se da un lato sta a significare maggiore attenzione alla diagnosi e al precoce trattamento, dall’altro indica che, con i ritmi di crescita attuali, si prevedono in Italia 5 milioni di persone affette da diabete tipo 2 entro il 2020. Se ne fa il punto in occasione del 2nd AME Diabetes Update 2017, che riunirà nei prossimi giorni a Bologna numerosi esperti nazionali e la cui segreteria scientifica è stata curata da Giorgio Borretta, Olga Eugenia Disoteo, Edoardo Guastamacchia e Silvio Settembrini.

“L’incontro è focalizzato sulla complicanza cardiovascolare, spiega Giorgio Borretta, Responsabile Gruppo Diabete e Metabolismo AME, Associazione Medici Endocrinologi, che rappresenta la principale causa di morte del paziente diabetico, ma anche la causa di rilevanti cronicità, che impegnano pesantemente le strutture assistenziali ed è proprio su questo aspetto che la ricerca sta facendo passi avanti con lo sviluppo di nuovi farmaci.

Lo studio EMPA-REG OUTCOME4, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha valutato l’empagliflozin, farmaco per la terapia del diabete di tipo 2, che ha mostrato una riduzione del 38% del rischio di morte per cause cardiovascolari e del 32% del rischio di morte per tutte le cause.

Mentre lo studio LEADER5 condotto su persone con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari maggiori, pubblicato sulla medesima rivista, ha dimostrato che l’analogo del GLP-1 liraglutide, somministrato in aggiunta alla terapia standard, non si limita ad agire sulla riduzione della glicemia e sulla perdita di peso, ma riduce del 22% il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 12% il rischio di infarto miocardico e ictus non fatali”, conclude Borretta.

Il diabete è tra noi, e comporta costi che ricadono soprattutto sul paziente e sulla sua famiglia, con giorni di assenza dal lavoro, necessità di esami in ospedale, ricoveri e accessi in PS ma anche rinunce a tradizionali momenti di convivialità per curare, rallentare o prevenire la patologia. Comporta modifica di abitudini alimentari per non creare troppe difformità a tavola fra chi ha e chi non ha il diabete o, più saggiamente, per seguire tutti uno stile di vita più sano che riduca il rischio che altri della famiglia sviluppino la malattia.

Ed è questo il punto: la prevenzione per mantenere le persone sane e per riportare le persone che non presentano un diabete conclamato, ma sono a rischio, a contrastare ed allontanare la malattia. Per chi ha già una diagnosi, è fondamentale instaurare terapie adeguate per ritardare o addirittura impedire l’insorgenza delle cronicità, causa di riduzione della qualità della vita, ma anche incremento esponenziale dei costi diretti e indiretti del diabete.

Bibliografia:

1_Global, regional, and national life expectancy, all-cause mortality, and cause-specifiìc mortality for 249 causes of death, 1980–2015: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2015. Lancet. 2016 Oct 8;388(10053):1459-1544. http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(16)31012-1/abstract

2_http://www.diabetesatlas.org/

3_Torjesen I. Diabetes prescribing rises by a third over five years. BMJ 2016;355:i5484. http://www.bmj.com/content/355/bmj.i5484.long

4_Zinman B. et al. Empagliflozin, Cardiovascular Outcomes, and Mortality in Type 2 Diabetes. N Engl J Med. 2016 Mar 17;374(11):1094. http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1600827

5_Marso S.P. et al. Liraglutide and Cardiovascular Outcomes in Type 2 Diabetes. N Engl J Med 2016; 375:311-322. http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1603827

Lascia un commento »

Ok

Il nostro sito web fa uso di cookies per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookies. Se vuoi saperne di più su come utilizziamo i cookies e come gestirli, leggi la nostra informativa sui cookies.