Intestino, i benefici della dieta millenaria degli Hadza

Redazione 17 ottobre 2017 0
Intestino, i benefici della dieta millenaria degli Hadza

La ricetta per mantenerci in salute potrebbe arrivare da una delle ultime tribù sopravvissute in Africa: gli Hadza, un gruppo di circa mille persone che vivono di caccia e raccolta in Tanzania, nei pressi del lago Eyasi.

La dieta millenaria seguita da questa popolazione sarebbe in grado di arricchire, e quindi migliorare, il microbiota, cioè l’insieme di batteri presenti nel nostro intestino.

L’importanza del microbiota per la salute

Una donna tiene le mani a forma di cuore sulla panciaIl miocrobiota intestinale è stato al centro dell’attenzione di molti studi recenti, che hanno analizzato le colonie di batteri che popolano il tratto gastrointestinale al fine di dimostrare la loro influenza sul metabolismo, sul sistema immunitario e anche sull’umore. Concludendo che più è variegata la moltitudine di batteri presente nell’intestino, minore è il rischio di ammalarsi.

Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King’s College di Londra, e il suo collega Jeff Leach, Visiting Research Fellow within the Department of Twin Research & Genetic Epidemiology nello stesso istituto, hanno analizzato gli effetti delle abitudini alimentari degli Hadza sul microbiota e hanno riportato i risultati del loro esperimento su The conversation, sito di notizie e di opinioni provenienti dal mondo accademico. Il punto di partenza, spiegato da Tim Spector nel suo articolo, è che “finora la maggior parte degli studi si è concentrata sulla composizione del microbiota nelle persone malate, sottolineando, ad esempio, come l’aterosclerosi indotta da una dieta ad alta percentuale di grassi sia accompagnata da una bassa diversità della colonia batterica o cercando le correlazioni tra una scarsa variabilità dei batteri e la probabilità di sviluppare il diabete”.

Il microbiota può migliorare in pochi giorni… ma altrettanto velocemente torna ai livelli di partenza

Il loro esperimento vuole invece dimostrare che è sufficiente vivere e mangiare per pochi giorni come i nostri antenati per veder migliorare sensibilmente la composizione delle nostre colonie intestinali. Ma i benefici ottenuti tendono a sparire altrettanto rapidamente. Per provarlo Spector ha messo in atto un programma di ricerca che prevedeva di seguire per tre giorni la dieta degli Hadza, prendendo parte alle attività di caccia e raccolta della tribù, senza lavarsi o usare salviettine disinfettanti. Per verificare la situazione del proprio microbiota intestinale, il professore del King’s College di Londra ha misurato le sue colonie batteriche prima del viaggio, durante il soggiorno in Tanzania e dopo il suo rientro in Inghilterra.

Il risultato è stato sorprendente: la varietà dei batteri intestinali è aumentata del 20% in quei tre giorni, arrivando ad includere anche alcuni batteri africani inesistenti nel mondo occidentale, come il Phylum Synergistetes.

Purtroppo è bastato tornare alla routine e al cibo del Regno Unito perché la situazione del microbiota tornasse al punto di partenza. “Questa prova ha dimostrato che per quanto dieta e salute intestinale siano buone, non sono comunque vicine a quelle dei nostri avi – dichiara nel suo articolo Spector -. Tornare ad una dieta e ad uno stile di vita più naturale potrebbe essere ciò di cui abbiamo bisogno per migliorare la nostra salute intestinale”.

Cosa mangiano e come vivono gli Hadza

Frutto rossoSpector spiega che gli Hadza “cercano gli stessi animali e le stesse piante che l’umanità ha cacciato e raccolto per milioni di anni”. In particolare, la loro colazione è rappresentata da una sorta di porridge a base di frutti di baobab, ricchi di vitamine, grassi e fibre. I frutti del baobab hanno un guscio duro, simile a quello del cocco, che si rompe facilmente e contiene al suo interno una polpa chiara e un grande seme. Il loro sapore è agrumato, a causa dell’alto contenuto di vitamina C.

Per preparare la colazione gli Hadza immergono in acqua dei pezzi di polpa e li sbattono vigorosamente per 2-3 minuti con un bastone, fino ad ottenere una zuppa lattiginosa, che viene poi filtrata in una tazza. La bevanda viene descritta dal professore come “piacevole e rinfrescante”.

Durante la mattinata mangiano delle bacche selvatiche raccolte dagli alberi intorno al villaggio, principalmente bacche di Kongorobi, rinfrescanti e leggermente dolci. Queste bacche selvatiche “hanno fibre e polifenoli in misura 20 volte maggiore rispetto a quelle coltivate: un potente carburante per il microbiota intestinale”.

Il pranzo è costituito da tuberi ricchi di fibre saltati sul fuoco. Nel pomeriggio gli uomini si dedicano alla caccia: gli animali, una volta catturati, vengono in parte cotti e mangiati sul posto, in parte portati al resto della tribù. Nei tre giorni in cui i ricercatori hanno consumato i pasti con gli Hadza hanno mangiato il porcospino, “considerato una rara prelibatezza”, dal sapore molto simile a un maialino da latte, e l’irace, un animale peloso e ungulato simile al porcellino d’India e parente dell’elefante. Per finire, il dessert: un delizioso miele di color oro-arancio raccolto da un alveare su un albero di baobab.

Si tratta evidentemente di una dieta molto distante da quella che è possibile seguire nell’occidente industrializzato. Tuttavia l’esperimento condotto dai docenti del King’s College di Londra ci ricorda che una dieta varia, ricca di vitamine e fibre, è fondamentale per salvaguardare la salute e la molteplicità dei batteri presenti nel nostro microbiota.

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