Intolleranza al lattosio transitoria o discontinua: origine e trattamento

Redazione 5 dicembre 2016 0
Intolleranza al lattosio transitoria o discontinua: origine e trattamento

Esistono diversi modi in cui l’intolleranza al lattosio si manifesta, talvolta in modo costante, altre volte in modo “discontinuo”, a causa di fattori contingenti.
La prima forma è definita genetica o primaria e si può manifestare sia in tenera età con lo svezzamento (intorno ai due anni quindi), che da adulti.
Si parla invece di forma di intolleranza al lattosio secondaria o acquisita, quando l’intolleranza non è alla nascita e dipende da co-fattori esterni che ne provocano il deficit enzimatico.
Concentriamoci su quest’ultimo tipo.
A causare questa forma transitoria di intolleranza sono spesso le patologie intestinali, sia acute (infiammazioni e infezioni dell’intestino come salmonellosi, colera, enteriti acute) che croniche (celiachia, morbo di Crohn, linfomi, enteriti attiniche, sindrome dell’intestino irritabile).
Superate queste patologie, spesso si verifica una diminuzione dei casi di reazione al lattosio.
Ci sono poi altri casi in cui l’intolleranza si manifesta solo nei periodi in cui si è sottoposti a determinati trattamenti terapeuticiAd esempio in conseguenza dell’utilizzo di antibiotici o dopo esser stati sottoposti a chemio e/o radioterapia.  Conclusi tali trattamenti, la reazione alimentare tende a diminuire o a scomparire.
Il test maggiormente usato per misurare l’assorbimento del lattosio da parte dell’apparato digerente è il breath test all’idrogeno, che, grazie alla sua semplicità e non invasività, permette la verifica di questi disturbi in modo rapido.

Sia in caso di intolleranza al lattosio da deficit primario che secondario, un aiuto può arrivare da compresse farmaceutiche masticabili contenenti Tilattasi che, assunte prima di consumare cibi contenenti lattosio, ne permettono l’assorbimento, così da poter convivere con la patologia senza dover rinunciare sempre al gusto e ai nutrienti del latte e dei suoi derivati.
Il dosaggio può variare da persona a persona e a seconda del grado di intolleranza.

A proposito di alimentazione, la scelta della dieta da seguire diventa fondamentale, soprattutto in presenza di intolleranze come quella al lattosio, anche se in forma transitoria.
La tesi è avvalorata dalla ricerca Nielsen 2016 Global Health and Ingredient-Sentiment: il rilevamento mostra chiaramente come stanno cambiando le abitudini degli Italiani a tavola.
“Quasi due italiani su cinque (il 38% dei rispondenti) dichiarano di seguire una particolare dieta e alimentazione che vieta o limita il consumo di determinati ingredienti. Le diete più comuni tra i consumatori italiani  sono quelle a basso contenuto di grassi (18%) e a basso contenuto di carboidrati (11%)”.

Per oltre un italiano su cinque, invece, il cibo è vissuto come una “cura-medicina” e privarsi di un particolare alimento diventa una necessità funzionale a determinate patologie: il 23% di chi ha fornito risposte sull’argomento, afferma di essere personalmente intollerante o allergico a qualche ingrediente o di avere in famiglia qualcuno che soffre di particolari intolleranze o allergie alimentari (tra le più comuni, appunto, si riscontrano le intolleranze nei confronti del lattosio / prodotti caseari in generale).
L’intolleranza al lattosio può dunque essere gestita in molti modi, sia quando si palesa in modo costante che quando emerge in modo discontinuo nel tempo.

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