L’importanza di un buon sonno

Redazione 8 novembre 2004 0

08/11/2004
Per colpa del ritmo frenetico della vita di oggi, carico di impegni lavorativi, molte persone rischiano di dormire poco la notte. Ma il sonno svolge una funzione importante per il corpo umano, sia a livello fisico che mentale. Scopriamo insieme quali sono i suoi benefici per tutto l’organismo.

Dormire troppo poco è una vera punizione che l’uomo moderno si infligge per far fronte ai suoi impegni senza tenere presente che può costare caro al proprio organismo.

Il sonno è uno stato fisiologico fisico e mentale indispensabile per condurre una vita attiva. Il sonno non deve essere inteso come un rallentamento delle funzioni vitali presenti nello stato di veglia, ma è, al contrario, un processo attivo caratterizzato dal ripetersi ciclico di alcuni fenomeni fisiologici, organizzati in diversi stadi secondo una precisa sequenza.
L’elettroencefalogramma, o EEG, si è dimostrato uno strumento utile per studiare la struttura di base del sonno. L’attività dei neuroni (le cellule del sistema nervoso) nella corteccia cerebrale genera dei campi elettrici abbastanza intensi da essere registrabili, attraverso il cranio, da sensori (elettrodi) applicati sulla superficie dello testa.
Dopo 90 minuti dall’inizio del sonno l’elettroencefalogramma rileva una sequenza di segnali molto intensi e contemporaneamente si verificano modificazioni fisiologiche. Questa fase del sonno è chiamata REM (Rapid Eye Movements), cioè sonno a movimenti oculari rapidi ed è periodo dove spesso si sogna.

Un modo per comprendere le funzioni del sonno è quello di analizzare le conseguenze dell’insonnia. Infatti l’individuo che dorme poco presenta di giorno alterazioni delle proprie funzioni cognitive (attenzione, concentrazione, memoria) ed anche affettive (ansia, depressione). Nel breve termine l’aspetto più rilevante della carenza di sonno è comunque la sonnolenza, le cui conseguenze sono frequentemente sottovalutate. Oltre a generare situazioni di pericolo immediato (per esempio nel caso di un colpo di sonno quando si è alla guida), la sonnolenza può infatti determinare conseguenze sul piano della produttività e della vita sociale.
Ma in pratica di quanto sonno abbiamo bisogno?
La maggior parte degli individui adulti dorme dalle 7 alle 8 ore a notte. La durata del sonno si riduce con l’età passando dalle 16-18 ore del neonato alle 10 ore del bambino di 10 anni, alle 7-8 ore dell’adulto, per ridursi ulteriormente nell’anziano. Invecchiando il sonno diventa più leggero e la prima luce del giorno o i primi rumori che provengono dall’esterno sono sufficienti a svegliare la persona, ma certamente bisogna tener presente che con il passare degli anni il bisogno fisico di sonno cambia e le ore necessarie al riposo diminuiscono.

I disturbi del sonno sono sempre più frequenti e comuni: persone di tutte le età accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di non riuscire ad addormentarsi. Gli effetti di una carenza di sonno sono ben visibili: borse sotto gli occhi, pelle poco luminosa oltre ad ansia, nervosismo e stanchezza.

Il termine insonnia indica la difficoltà di addormentarsi o l’impossibilità di rimanere addormentati per tempi sufficientemente lunghi per sentirsi riposati. Si può parlare di insonnia solo nei casi in cui la scarsità di sonno causa reali problemi fisici o mentali, ma non quando un soggetto dorme poco e si sente comunque riposato. Alcune persone infatti hanno un minimo bisogno di dormire: poche ore bastano a renderle riposate e questo perché non tutti hanno le stesse esigenze fisiche. L’insonnia è un campanello di allarme, un sintomo che ci sta avvertendo che qualcosa non va nel nostro organismo.
Uno dei motivi che più di frequente determina l’insonnia è sicuramente la condizione psicologica e mentale della persona. La rabbia, l’ansia, lo stress sono cause comuni a tante persone che soffrono di questo disturbo. Il rilassamento mentale, e di conseguenza quello fisico, può rappresentare la soluzione del problema: ottenere questo risultato non è facile, perciò il consiglio è quello di rivolgersi ad un medico che possa aiutarci.

L’insonnia ha anche un posto nel nostro DNA. Gli studiosi hanno condotto molte ricerche sull’argomento; e mentre molte domande devono avere ancora una risposta, sembra chiaro che esista una genetica differenza tra le “allodole” (quelli che si svegliano di mattino presto), i “nottambuli” (quelli che vivono di notte) e il resto di noi. Ci sono infatti quelli che non hanno mai sonno e quelli invece che si svegliano con le prime luce dell’alba. I “nottambuli”, arrivano sempre in ritardo in ufficio, sono incapaci di trascinarsi fuori dal letto al mattino per poi “tornare alla vita” in tarda serata. Poi ci sono quelli che schizzano dal letto all’alba, pronti a conquistare il mondo, attivi ancora prima di aver bevuto la prima tazza di caffe’ della giornata.

Durante la notte attraversiamo cicli di sonno diversi tra di loro e normalmente passiamo da momenti di veglia ad altri di sonno senza rendercene conto, generalmente dopo la fase di sonno REM. Gli attimi di veglia sono talmente brevi che noi proprio non ce ne accorgiamo, ma in alcune persone questi risvegli sono più lunghi del dovuto. Il soggetto che si rende conto di questo evento può rimanere sveglio anche per ore e soffrire quindi di una forma d’insonnia. L’alcol, la caffeina, le droghe, alcune problemi fisici, come l’incontinenza, o emotivi, come lo stress da troppo lavoro, determinano l’allungamento del tempo di veglia notturna e gli effetti di questo sono naturalmente irritazione e irrequietezza.

Alcune semplici regole sono sempre valide per affrontare i disturbi del sonno.

  • Evitare di assumere alcune sostanze come la caffeina, l’alcol, gli stupefacenti o la nicotina. Il sonno è, infatti, disturbato da queste sostanze perciò escluderle o limitarne molto l’uso ci fa riposare meglio.
  • Fare attività fisica aiuta a dormire meglio. Non è, però, consigliabile eccedere neanche nel senso opposto, perché esagerare, specialmente nelle ore serali, induce la produzione di adrenalina che provoca eccitazione e stimola il senso di stanchezza.
  • Fare qualcosa di rilassante come un bagno caldo, un massaggio oppure praticare delle tecniche di rilassamento possono risultare soluzioni che favoriscono il riposo e possono evitare un’inutile assunzione di farmaci.
  • Eliminare o ridurre alcuni fattori esterni come il rumore eccessivo, il caldo, il freddo, la luce, che possono essere controllati con semplici accorgimenti tecnici, possono a volte essere sufficienti a farci dormire meglio.
  • Risolvere prima di andare a letto, se possibile, dei problemi assillanti, oppure rimandarne la soluzione al giorno dopo.
  • Evitare di dormire di giorno, andare a letto solo quando si ha sonno, sempre alla stessa ora, e possibilmente prima delle 23, quando l’addormentamento è fisiologico, mentre dopo avviene per sfinimento.
  • Cercare di recuperare il sonno perduto dormendo assai più a lungo il mattino dopo è sbagliato, in questo modo si rischia di alterare il ciclo sonno-veglia. Si può recuperare il sonno perduto suddividendolo in più notti consecutive, l’importante è portare in pareggio il numero di ore settimanali.

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