Ipotiroidismo e agenti chimici della plastica: donne più a rischio

Redazione 4 gennaio 2017 0
Ipotiroidismo e agenti chimici della plastica: donne più a rischio

Le malattie della tiroide, come sappiamo, colpiscono in maniera più frequente il genere femminile:  infatti l’ipotiroidismo, la più diffusa patologia tiroidea, si riscontra fino a 10 volte in più tra le donne rispetto agli uomini, richiedendo una terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina, disponibile anche in soluzione orale (nome commerciale Tirosint® ).

Di recente, è stato pubblicato uno studio  sulla rivista Environmental Health, in cui si mette in evidenza come la presenza di alcuni agenti tossici ambientali possa influire sulla predisposizione femminile alle patologie tiroidee.

In particolare, si parla degli eteri bifenili polibromurati (PBDE), cioè i cosiddetti “ritardanti di fiamma” (tutte quelle sostanze chimiche che vengono aggiunte per rendere un prodotto meno infiammabile), che si trovano ad esempio nella plastica, nei mobili, nei tessuti e addirittura, come contaminanti, in alcuni cibi.

In che modo tali sostanze possono influire negativamente sulla tiroide? Stando allo studio, esse imiterebbero l’azione dell’ormone tiroideo , interrompendo la sintesi dell’organismo: si è infatti osservato che nei soggetti con maggiore concentrazione di PBDE nel sangue, si riscontrava una più alta probabilità di sviluppare una malattia tiroidea.

Va infine sottolineato che evitare il contatto con tali sostanze può risultare difficile, poiché le stesse sono presenti in oggetti di uso comune nelle nostre case: negli anni fuoriescono e, legandosi alla polvere, vengono inalate e si accumulano nel nostro organismo, andando a disturbare le funzioni ormonali.

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