Breathing Himalaya: impariamo a respirare

Redazione 16 gennaio 2012 0

“Breathing Himalaya – Impariamo a respirare” è un’iniziativa educational in grado di coinvolgere scuole, associazioni e famiglie nata dalla collaborazione tra il Comitato Ev-K2_CNR e Interactivecom, che punta a promuovere, tramite una mostra/evento itinerante e interattiva, una “cultura della salute”.

La professoressa Annalisa Cogo durante la sua utlima<br> spedizione sull'Himalaya. Foto R.R.F.
(Foto R.R.F.)

Come riuscire a coniugare solidarietà e cultura della salute in un’unica iniziativa?
La risposta arriva da “Breathing Himalaya – Impariamo a respirare”, un originale progetto nato dalla collaborazione tra il Comitato Ev-K2-CNR, punto di riferimento nella ricerca sulla fisiologia d’alta quota, e Interactivecom, società di Milano che si occupa di comunicazione digitale.
I responsabili del progetto hanno offerto un riscontro della sua prima fase lo scorso dicembre a Palazzo Castiglioni a Milano, con l’ausilio di un interessante reportage fotografico realizzato “sul campo”.
In sintesi, Breathing Himalaya prende origine dall’esperienza del preesistente programma SHARE (sempre promosso dal Comitato Ev-K2-CNR), rivolto al monitoraggio dell’inquinamento ambientale e domestico e alla raccolta di dati sull’incidenza delle patologie respiratorie nelle valli d’alta quota del Nepal, per evolversi in un’iniziativa educational in grado di coinvolgere scuole, associazioni e famiglie.

I dati raccolti dal Comitato Ev-K2-CNR, che gestisce il Laboratorio-Osservatorio Piramide a 5.050 metri di quota sul versante nepalese del monte Everest, si trasformano così in un momento di informazione e riflessione su una esperienza tutta italiana di studio e solidarietà.
Tramite una mostra/evento itinerante e interattiva, si vuole promuovere, soprattutto tra il pubblico più giovane, una “cultura della salute”, sottolineando l’importanza di una diagnosi precoce nella prevenzione della BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) e delle malattie cardiovascolari ad essa correlate.

Se tra i fattori di rischio accertati della malattia (quarta causa di morte al mondo) il più importante è senza dubbio il fumo, non bisogna tuttavia sottovalutare l’incidenza dell’inquinamento, sia esterno dovuto alle emissioni dei veicoli, sia domestico prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare e riscaldare ambienti mal ventilati.

(Foto R.R.F.)

Le popolazioni più esposte all’inquinamento indoor sono quelle delle aree in via di sviluppo dove vengono utilizzate le biomasse (legna, sterco, residui del raccolto) per il riscaldamento e la cucina, bruciandole in bracieri aperti, spesso in assenza di camini. Generalmente è piuttosto difficile diversificare il ruolo di questi fattori di rischio, dato che spesso la popolazione è esposta ad almeno due di questi.
Esistono però delle popolazioni che vivono in aree montane o rurali raggiungibili solo a piedi, quindi non esposte ad inquinamento esterno ma solo a quello degli ambienti domestici: è anche per questo che le ricerche condotte in questi luoghi dal Comitato Ev-K2-CNR acquistano grande rilievo, grazie alla raccolta di dati estremamente significativi.

Come sostenere il progetto
L’iniziativa richiede il sostegno di istituzioni, enti e aziende a qualsiasi titolo vicini alle tematiche della salute e della prevenzione. I contributi potranno essere di varia forma, economici e di supporto logistico, tutti comunque finalizzati sia alla produzione dei materiali educazionali, sia alla realizzazione del maggior numero possibile di eventi locali.

Un primo calendario degli eventi sarà disponibile a partire da fine gennaio 2012.

Per ogni informazione sul progetto:
infonews@breathinghimalaya.org

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