Cancro della prostata: perché la terapia smette di essere efficace?

Redazione 29 settembre 2016 0
Cancro della prostata: perché la terapia smette di essere efficace?

Spesso accade che le terapie adottate da alcuni pazienti affetti da cancro della prostata in stadio avanzato smettano improvvisamente di funzionare e il soggetto non risponda più alle cure.

Ma perché questo accade?

Hanno provato a rispondere a questa domanda i ricercatori dell’Università di Trento in collaborazione con la Weill Cornell Medicine University di New York e il Dana Farber Cancer Institute di Boston, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Medicine.

In particolare, gli studiosi parlano di una resistenza al trattamento causata da una vera e propria trasformazione del carcinoma prostatico: i pazienti infatti passerebbero da un “classico” cancro della prostata (chiamato adenocarcinoma) ad una forma differente (conosciuta come neuroendocrina).

Questo studio interdisciplinare, nel quale sono state impiegate le tecnologie più avanzate, ha coinvolto un centinaio di pazienti cercando di indagare le caratteristiche genetiche, epigenetiche e molecolari del cancro neuroendocrino della prostata e ha confermato come questa patologia sembri originarsi per evoluzione clonale da un tipico tumore della prostata.

Una volta scoperto questo meccanismo di trasformazione, i ricercatori hanno cercato di rispondere ad un’altra domanda: “perché avviene questo cambiamento?”. Alcune cellule cambiano la propria natura, forma e dimensione, e prendono il sopravvento sulle altre, creandosi una sorta di “corazza” che le rende inattaccabili.  La soluzione è quindi solo una: procedere con un cambio di terapia.

La buona notizia è che la soluzione sembra essere più vicina: mettere a fuoco le caratteristiche della malattia significa rendere possibile l’impiego di molecole in grado di individuare in maniera tempestiva il momento in cui inizia la resistenza alla terapia. E la banca dati raccolta grazie a questo studio, a disposizione di tutta la comunità scientifica, potrà portare allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici nei pazienti diventati resistenti alle cure previste.

Una scoperta certamente rilevante, che fa riflettere ancora di più sull’importanza di individuare per tempo il tumore della prostata e scongiurare così il pericolo che la patologia si espanda fino a raggiungere uno stadio irreversibile.

In questo quadro si inserisce l’attività di prevenzione effettuata dalla Fondazione PRO che offre screening gratuiti nelle principali piazze delle città italiane. Promuovere maggiore consapevolezza e cultura su come prevenire e combattere il cancro della prostata è la principale missione di Fondazione PRO che può essere sostenuta con una donazione. La Fondazione, oltre ad essere attiva nella prevenzione, ricopre un ruolo determinante anche nella ricerca. La salute degli uomini, anche quelli di domani, passa da qui.

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