Le malattie cardiovascolari nelle donne: più pericolose perché sottovalutate

Redazione 23 febbraio 2016 0
Le malattie cardiovascolari nelle donne: più pericolose perché sottovalutate

Nei paesi industrializzati le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte della donna (circa il 55-60%). Nonostante gli sviluppi in ambito medico-scientifico il miglioramento della prognosi riguarda infatti prevalentemente il sesso maschile.

Ad affermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Circulation e condotto da un team dell’American Heart Association (Aha), che rileva come le malattie cardiovascolari nelle donne non siano diagnosticate o siano spesso sotto-trattate, soprattutto nelle donne afro-americane.

Questa condizione sarebbe dovuta al fatto che, come sottolinea la Dott.ssa Laxmi Mehta, Direttore del Programma di Salute Cardiovascolare delle Donne alla Ohio State University, “nelle donne l’ostruzione coronarica è spesso di minore gravità e non richiede il posizionamento di uno stent, ma se il medico non diagnostica in modo corretto la causa di un attacco di cuore al femminile, non può prescrivere il giusto trattamento”. Ne consegue che le donne non saranno correttamente trattate, nonostante la provata efficacia delle terapie esistenti: grazie ad una concentrazione del’85% di sostanza attiva, il farmaco equivalente a base di acidi grassi Omega-3 in capsule molli (nome commerciale Olevia®) è un sicuro alleato per chi ha sofferto di infarto o è affetto da una riduzione dei livelli di trigliceridi. La sua formulazione farmaceutica assicura infatti il raggiungimento di livelli di Omega-3 nel sangue che sono in grado di ridurre la mortalità e l’insorgenza di un secondo infarto.

Nelle donne è inoltre più frequente la possibilità che si verifichino delle complicanze poiché le coronarie tendono ad essere più piccole e spesso più danneggiate dal diabete e dall’ipertensione.  La differenza uomo-donna è resa ancora più chiara se pensiamo che il rischio cardiovascolare di una donna può essere fino a 4-5 volte superiore rispetto a quello di un suo coetaneo maschio. E ad aggravare la situazione sono anche i programmi di riabilitazione cardiaca che non solo vengono prescritti con minor frequenza nelle donne, ma raramente vengono portati a termine.

Una ricerca dell’Università di Bologna dimostrerebbe altresì come le donne tendano ad aspettare troppo tempo prima di chiedere aiuto. Secondo uno studio condotto da ricercatori americani infatti, i sintomi che si presentano nell’uomo e nella donna sono diversi. Nel primo caso, i segnali di un infarto sono più o meno chiari: dolore al petto e senso di oppressione toracica. Diversamente, nelle donne i sintomi meno evidenti e per questo la richiesta di soccorso sarà più lenta e il trattamento più blando.

In conclusione, per eliminare questo trend negativo, è indispensabile mettere al centro il ruolo della prevenzione che resta un aspetto essenziale per limitare la possibilità di insorgenza di una patologia di natura cardiovascolare. Questo permetterà di colmare il gap di informazione esistente, eliminando la disparità di diagnosi e di trattamento tra i due generi.

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