Omega-3: alimento, integratore o farmaco. Cosa scegliere?

Redazione 27 maggio 2016 0
Omega-3: alimento, integratore o farmaco. Cosa scegliere?

Tutti noi almeno una volta abbiamo sentito parlare di Omega-3, ma forse solo in pochi conoscono la differenza tra alimento, integratore e farmaco.

Comunemente, si tende ad associare gli Omega-3 al pesce, cibo noto per le sue proprietà benefiche contro le malattie cardiovascolari. Più recentemente gli esperti hanno ribadito l’importante ruolo svolto da un’attenta dieta che preveda il consumo di pesce in associazione a frutta, verdura, legumi, frutta secca, latticini magri e cereali: si tratterebbe infatti della cosiddetta “dieta a basso rischio”, in grado di ridurre fino al 16% la possibilità di essere colpiti da infarto. Grazie alla funzione antiaritmica, ipotrigliceridemizzante, antitrombotica e antinfiammatoria degli Omega-3, l’American Heart Association (AHA) raccomanda di assumere almeno due porzioni di pesce a settimana se si vogliono prevenire eventi cardiaci.

Oltre ad essere contenuti all’interno degli alimenti, gli Omega-3 si trovano anche sotto forma di integratori. In questo caso è però bene precisare che questa formulazione è sì in grado di mantenere un buono stato di salute con effetti nutritivi e fisiologici, ma non possiede proprietà terapeutiche né preventive, caratteristica invece esclusiva dei farmaci che, essendo sottoposti a processi di controllo, ne assicurano la sicurezza e l’efficacia.

In questo senso, Olevia® è il farmaco equivalente a base di acidi grassi Omega-3 che con la sua concentrazione pari all’85% di sostanza attiva, viene impiegato con efficacia nel trattamento del post-infarto e nella riduzione dei livelli di trigliceridi. Inoltre, la sua bioequivalenza è garantita nel processo regolatorio che il farmaco ha completato prima di poter essere reso disponibile sul mercato e la formulazione in capsule molli chiuse ermeticamente è strategico per evitare l’ossidazione degli acidi grassi.

L’assunzione di Omega-3 è un ottimo passo per chi vuole vivere più a lungo. Gli studi ne sottolineano la capacità di ridurre la mortalità dovuta a molteplici cause, così come anche la frequenza di ricovero legata a patologie di natura cardiovascolare che tende a subire un drastico calo. Una buona notizia non solo da un punto di vista fisico per il paziente, ma anche per quanto riguarda l’aspetto economico, dal momento che una riduzione del 14% degli eventi di ospedalizzazione corrisponderebbe ad un cospicuo risparmio della spesa sanitaria.

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