Omega-3 nel post infarto: uno studio americano ne conferma i benefici

Redazione 30 settembre 2015 0
Omega-3 nel post infarto: uno studio americano ne conferma i benefici

Nello scorso mese di marzo 2015 sono stati presentati a San Diego (USA), durante il prestigioso congresso “American College of Cardiology (ACC)”,  i risultati dello studio OMEGA-REMODEL, in cui si evidenzia come i pazienti trattati con l’integrazione di Omega-3 oltre alla terapia standard, hanno un notevole miglioramento della funzione e della struttura cardiaca rispetto ai soggetti curati solo con la terapia standard.

Il coordinatore di questo studio, il dott. Raymond Kwong, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, ha ribadito quanto – nonostante le terapie abbiano ridotto di molto i tassi di mortalità  – il periodo postinfartuale sia ad alto rischio e la possibile insorgenza di alcuni problemi, come le aritmie o la morte improvvisa, rimanga piuttosto elevata. L’obiettivo dello studio è stato verificare se gli acidi grassi Omega-3 potessero modificare in modo favorevole il rimodellamento ventricolare e se potessero influire sulla modalità di contrazione cardiaca. Lo strumento adatto per capire tutto questo è la risonanza magnetica (RM): questo è il primo studio che utilizza l’imaging cardiaco quantitativo per osservare come gli acidi grassi Omega-3 effettivamente proteggano il cuore dopo un attacco cardiaco maggiore.

Lo studio è stato condotto su un gruppo di 374 pazienti post infartuati  (IMA), in terapia standard secondo la metodologia del doppio cieco e considerando parametri importanti come la localizzazione dell’infarto e l’età. Le evidenze si sono basate sui valori delle analisi del sangue e sulla risonanza magnetica cardiaca a 2 e 4 settimane dopo l’infarto cardiaco e successivamente dopo 6 mesi. Da segnalare che rispetto a studi effettuati in precedenza i pazienti trattati con Omega-3 ricevevano una dose di 4 grammi, a differenza di quella canonica di 1 grammo al giorno. I pazienti trattati con placebo invece assumevano olio di mais, privo di acidi grassi.

Dopo 6 mesi di trattamento, i pazienti che assumevano Omega-3 hanno avuto un miglioramento della funzione cardiaca rispetto al gruppo placebo. Una delle proprietà dell’olio di pesce è la capacità di ridurre l’infiammazione, fondamentale nella condizione post-infartuale: è stato infatti verificato che i soggetti curati con Omega-3 hanno avuto una consistente riduzione del MECVF (myocardial extra-cellular volume fraction).
Un’alta dose di Omega-3 subito dopo un attacco cardiaco in aggiunta alle cure standard produce un miglioramento della struttura e della funzione cardiaca superiore a quanto ottenibile con le sole cure standard.I massimi risultati si sono ottenuti nei pazienti che hanno raggiunto un aumento del 5% nella quantità di acidi grassi Omega-3 nel sangue, corrispondenti a un 10% di miglioramento del rimodellamento del ventricolo sinistro.

Ma da dove possiamo assumere questi preziosi acidi grassi Omega-3? La risposta viene dal mare: i pesci che ne contengono le maggiori quantità sono il salmone, il tonno, la trota e le sardine.

Lo studio ha confermato l’importanza di associare alla terapia farmacologia l’integrazione nutrizionale con supplementi a base di Acidi Grassi polinsaturi Omega-3, in quanto la dieta alimentare non basta a fornire la quantità indicata dal protocollo.

A tal proposito si segnala Olevia®,  che è la prima formulazione farmaceutica equivalente che grazie al suo contenuto di omega-3 costituisce un’ottima forma di prevenzione in grado di diminuire il rischio mortalità nei pazienti con pregresso infarto miocardico: gli eventi di morte improvvisa risultano ridotti di circa il 50% nei pazienti che assumono regolarmente la corretta quantità di omega-3 come da linee guida ministeriali.

 

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