Poveri e divorziati: ecco i pazienti a rischio infarto

Redazione 30 agosto 2016 0
Poveri e divorziati: ecco i pazienti a rischio infarto

Uno studio svedese mette in guardia divorziati e lavoratori con un reddito basso: per loro aumenta il rischio di contrarre un infarto.

Il risultato è il prodotto di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Karolinska Instituet di Stoccolma che è stato presentato a Roma in occasione di un congresso indetto dalla Società Europea di Cardiologia.

Dalla ricerca è emersa una forte correlazione tra l’aspetto socioeconomico e la patologia cardiovascolare aterosclerotica in soggetti che, a seguito di un primo attacco cardiaco, erano affetti da una malattia coronarica cronica. Nello specifico, gli studiosi hanno incrociato i dati clinici di circa 30mila pazienti di età compresa tra i 40 e i 76 anni che avevano contratto un primo infarto con i numeri relativi al reddito dell’anno precedente l’attacco cardiaco, allo status familiare e al livello di educazione. Nel corso del monitoraggio, durato 4 anni, gli studiosi hanno rilevato come l’incidenza di un secondo attacco cardiaco era in linea con il livello economico: più basso era il reddito percepito, maggiore era il rischio di contrarre la malattia cardiaca (25,9% dei casi). Al contrario, nelle fasce più ricche la percentuale scendeva al 14,3%.

Allo stesso tempo, è stato riscontrato come il rischio di una recidiva aumenta anche nel caso di pazienti divorziati.

A pronunciarsi su quanto emerso dallo studio è il Dott. Joel Ohm, medico ricercatore presso l’Ospedale universitario di Stoccolma, il quale mette l’accento sulla necessità di non sottovalutare l’importanza della prevenzione. Olevia® è il farmaco a base di Omega-3 (con una concentrazione pari all’85%) in grado di ridurre il rischio cardiovascolare, anche in caso di evento cardiaco pregresso e con una efficacia altamente superiore a quella di numerosi integratori a base di Omega-3.

In conclusione, la parola d’ordine sembra essere fare prevenzione per vivere meglio e più a lungo. E a ricordarci della pericolosità delle patologie cardiache, sono anche gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha calcolato come nel 2012 il numero dei decessi dovuti a questo disturbo sono stati ben 17,5 milioni.

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