Prevenire l’infarto: non sempre il colesterolo buono aiuta

Redazione 21 marzo 2016 0
Prevenire l’infarto: non sempre il colesterolo buono aiuta

Il colesterolo “buono” Hdl, tradizionalmente considerato “protettivo” per il sistema cardiovascolare, non preserva sempre dal rischio infarto.

Uno studio pubblicato sulla rivista Science da un team di ricercatori della University of Pennsylvania Perelman School of Medicine e guidato dall’italiano Paolo Zanoni, avrebbe constatato come le terapie studiate per aumentare i valori del colesterolo Hdl non si siano rivelate efficaci nella riduzione del rischio di malattia coronarica. Al contrario, sugli animali, alti valori di Hdl si associano ad un maggior rischio di aterosclerosi.

Le ricerche effettuate non forniscono, per il momento, risposte certe sulla relazione tra Hdl e rischio cardiovascolare. La prevenzione, dunque, resta il modo più sicuro per scongiurare il rischio di infarto. L’utilizzo di Colesia®, integratore a base di riso rosso fermentato, permette di ridurre l’assorbimento del colesterolo “cattivo” (LDL) fino al 33%.

Da un punto di vista genetico, quello che il Prof. Zanoni e il suo team hanno scoperto è che talvolta livelli molto elevati di Hdl sono presenti in soggetti che non sono in grado di assorbirlo. Ne consegue che livelli elevati non sono indicativi di un’azione protettiva sul sistema cardiovascolare. Nello specifico, è stato analizzato il DNA di 328 soggetti con Hdl molto elevato per individuare la causa genetica. Quello che è emerso è stato che uno dei soggetti che si sono sottoposti allo studio presentava una mutazione su entrambe le copie del gene SCARB1 (che ha il compito di “codificare per il principale recettore dell’Hdl”) che rendeva impossibile il funzionamento del recettore, impedendo così l’assorbimento del colesterolo “buono”. La stessa problematica, sebbene in maniera meno grave, è stata evidenziata anche in chi presentava la mutazione su una sola delle due copie del gene.

In conclusione, questa ricerca dimostra che una mutazione genetica che aumenta l’Hdl incrementa allo stesso tempo il rischio di malattia cardiaca. Gli effetti protettivi del colesterolo cosiddetto “buono” dipendono quindi più da come funziona che dalla quantità presente.

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