Sindrome da cappuccino: ne soffri anche tu?

Redazione 22 giugno 2016 0
Sindrome da cappuccino: ne soffri anche tu?

Quante volte può capitare di accusare un malessere intestinale dopo aver bevuto un cappuccino o aver mangiato una semplice pizza margherita e non capirne il motivo?

Se il fenomeno si ripete spesso, se dopo aver consumato questi alimenti si avvertono sintomi quali gonfiore, mal di pancia, meteorismo, flatulenza e nei casi peggiori anche diarrea, potremmo trovarci di fronte ad una sospetta intolleranza al lattosio.
L’intolleranza si verifica quando la secrezione dell’enzima lattasi, prodotto dal nostro organismo, si riduce o scompare, producendo una mal-digestione del lattosio che, se non digerito ed assorbito, viene metabolizzato/fermentato dalla flora batterica intestinale, soprattutto a livello del colon, producendo gas.

La prima cosa da fare in questi casi è controllare a distanza di quanto tempo si è verificato il malessere: possiamo parlare di presunta intolleranza trascorsi dai 30 minuti fino ad alcune ore dal consumo dell’alimento “incriminato”.
Successivamente, la soluzione migliore sarà quella di rivolgersi al proprio medico di medicina generale che potrà fornire una diagnosi adeguata, magari consigliando un test per le intolleranze (breath test o in alternativa test genetico).

Da più parti, in presenza di questa patologia, viene suggerita l’eliminazione definitiva di cibi contenenti lattosio: ma la privazione è davvero la soluzione a tutti i problemi?
Talvolta è difficile rinunciare al gusto inconfondibile di alcuni dei nostri piatti preferiti, senza contare che il ruolo giocato nell’organismo dai nutrienti del lattosio (ad esempio calcio e zinco) è di primaria importanza per la salute delle nostre ossa e non solo. Dunque, sì a dieta e alimentazione equilibrata, ma con giudizio.

Per evitare i disagi e godersi il gusto dei latticini freschi o di una pizza, il medico potrà certamente consigliare un farmaco a base di Tilattasi, che agisce da enzima e supporta il processo di scissione del lattosio, favorendone così l’assorbimento. Con una formulazione in compresse masticabili è possibile assumere l’adeguata integrazione per quantità di lattosio ingerita, evitando così spiacevoli problemi dopo i pasti e migliorando anche la vita sociale di chi è purtroppo costretto a convivere con questa patologia così diffusa (solo in Italia ne è affetto –  in molti casi senza saperlo – il 50% della popolazione) e troppo spesso sottovalutata.

Sul mercato sono presenti numerosi altri prodotti (integratori), tuttavia è da preferirsi la garanzia di un farmaco.
Il farmaco infatti, per essere commercializzato, deve superare l’approvazione da parte di commissioni regolatorie ed è necessario dimostrare che la composizione sia standardizzata e ripetibile. Nel caso dell’integratore invece, è sufficiente che il prodotto venga notificato al Ministero della Salute alla quale segue una procedura di silenzio-assenso.

Ma siamo proprio certi di conoscere tutti gli alimenti che contengono lattosio?
Ad esempio, sapete che un piatto di patatine fritte consumate al ristorante contiene 0,80 grammi di lattosio e in una mozzarella confezionata da 125 grammi, la quantità di lattosio non è poi così superiore (1,25 g)? O che in 100 grammi di funghi c’è più lattosio che in 100 grammi di formaggio svizzero? E che una barretta di cioccolato al latte (45 g) contiene il doppio del lattosio rispetto a 200 grammi di ricotta fresca?
La raccomandazione è dunque quella di leggere sempre le etichette di ciò che mangiamo, tuttavia ciò non sempre è possibile, soprattutto se consumiamo un pasto veloce al bar o una cena in un ristorante.
Ecco alcuni cibi che consumiamo spesso ed il relativo contenuto di lattosio.

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L’intolleranza al lattosio è indubbiamente fonte di disagio.
Conoscerne cause, meccanismi e modi per contenerne gli effetti può aiutare a renderla meno indigesta.

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