Umanizzare la Medicina: l’ascolto in primo piano

Redazione 27 ottobre 2018 0
Umanizzare la Medicina: l’ascolto in primo piano

Solo 10 minuti o poco più. Questo è il tempo che in media un medico ospedaliero può dedicare alla visita di un paziente durante l’attività ambulatoriale. In 600 secondi il medico deve verificare analisi e referti, prescrivere la terapia, spiegarla al paziente e al caregiver, rispondere a domande su prognosi, effetti collaterali, timori, perplessità. In ambulatorio vi sono altri 20 o più pazienti in attesa, ciascuno con le proprie paure, ansie, con la necessità di sentirsi accudito, coccolato, perché il proprio problema è il più importante di tutti. Inoltre, il poco tempo disponibile amplifica le difficoltà relazionali fra medico e paziente e familiare, facendo sì che questi ultimi avvertano sempre più freddezza e distacco, a cui si aggiunge – spesso – l’incapacità dei sanitari di comunicare in modo semplice ed empatico. La mancanza di una formazione specifica sulla comunicazione in sanità accentua le problematiche dei professionisti del settore nel comunicare una diagnosi, una progressione, una scelta terapeutica, aspettative di vita o un decesso, portando clinici e chirurghi a usare di frequente un linguaggio scientifico, il cosiddetto ‘medichese’, poco comprensibile ai più.  

Su questa premessa è partito il secondo appuntamento con il convegno “L’ematologia, l’oncologia e la medicina del dolore tra umanizzazione delle cure e precision medicine”, svoltosi a Napoli il 26 ottobre scorso .

Dopo il successo dello scorso anno, infatti, torna il workshop che vuole umanizzare il rapporto tra medico e paziente, mettendo quest’ultimo “al centro” perché con i suoi racconti può aiutare i medici ad individuare il miglior percorso di cura: “Quest’anno – spiegano gli organizzatori del convegno Beniamino Casale, Responsabile IPAS Terapie Molecolari e Immunologiche in Oncologia – A.O. dei Colli e Carlo Negri, socio e amministratore di Napolilab, società di consulenza marketing –  la formula è diversa.

Due le sessioni: quella del mattino incentrata sulla parte scientifica, mentre quella pomeridiana centrata sulla comunicazione. Nella sessione scientifica i relatori  hanno illustrato le ultime novità nelle tre aree tematiche, usando un linguaggio semplice e comprensibile a tutti e, in alcuni interventi con più relatori, con il role-playing. La sessione comunicazione è stata invece incentrata sul paziente oncologico con una serie di testimonianze che riguardano tutti i diversi attori che intervengono durante le varie fasi della patologia e terminerà con una best practice nella cura di una malattia cronica”.

I lavori prevedevano un’introduzione di Beniamino Casale e Carlo Negri, che moderava il workshop, a seguire i saluti di Paolo Monorchio, presidente Croce Rossa Italiana comitato Napoli, di Alfonso Papa, direttore U.O.S.D. Terapia antalgica A.O. Dei Colli,  di Antonio Corcione, Responsabile Regionale Trapianti e Direttore Dipartimento Area Critica A.O. dei Colli, di Giuseppe Argenziano Direttore U.O.C. Clinica Dermatologica A.O.U. Luigi Vanvitelli, Giacomo Cartenì, Direttore U.O.C. Oncologia Medica A.O.R.N. A. Cardarelli; Francovito Piantedosi, Direttore U.O.S.D. DH pneumologico A.O. dei Colli, Mauro Giordano, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza A.O.U. Luigi Vanvitelli.

 

 

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