Vulvodinia: un nemico poco conosciuto da combattere

Redazione 23 novembre 2015 0
Vulvodinia: un nemico poco conosciuto da combattere

La Vulvodinia è una patologia troppo spesso sottovalutata e talvolta difficile da riconoscere. Secondo alcune statistiche, il tempo medio impiegato per la sua individuazione può essere addirittura di 4 anni, un intervallo di tempo che rischia di compromettere la guarigione.

L’unico studio nazionale esistente la descrive come una patologia che colpisce circa il 6% delle donne in età fertile, tra i 20 e i 60 anni, e provocata da un’infiammazione delle terminazioni nervose della vulva. Ne consegue un sensibile peggioramento della qualità della vita della paziente pregiudicandone la sua salute, la sua vita sessuale e il rapporto di coppia.

Dolore, bruciore, formicolio o prurito a livello vulvare sono alcuni dei sintomi della vulvodinia ai quali si aggiungono l’impossibilità di avere rapporti sessuali e la difficoltà di rimanere sedute per più di un paio d’ore.

La difficoltà che a volte anche lo stesso medico incontra nel riconoscere la vulvodinia risiede nel fatto che – come anche la cistite  interstiziale, la fibromialgia, la sindrome dell’intestino irritabile e l’emicrania – questo disturbo appartiene ad un insieme di sindromi dolorose “disfunzionali”. Questo significa che diversi punti del corpo reagiscono con un dolore non legato ad una lesione visibile.

Nello specifico, come sottolineato dal Prof. Leonardo Micheletti del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Torino in occasione dell’incontro annuale realizzato dalla società scientifica ESSIC, “la donna sofferente di vulvodinia spesso non viene presa sul serio dal medico” e questo succede perché “quando una paziente avverte dolore in sede vulvare-vestibolare, normalmente si cerca di individuare una causa organica: infezioni, infiammazioni, ulcere, dermatosi o anche tumori, ma nella vulvodinia non è presente nessuna di queste malattie”. Il non sentirsi compresi dal medico contribuisce a far aumentare la sensazione dolorosa, che deve essere contrastata grazie ad una terapia ad hoc, sulla base di una costante relazione medico-paziente.

Sebbene la ricerca farmaceutica abbia prodotto importanti risultati, i trattamenti a base di antidolorifici, infiltrazioni di anestetici e agopuntura non garantiscono risultati costanti e uniformi. La GAGs Therapy è però in grado di agire contro i disturbi urinari che sono spesso legati alla vulvodinia. L’utilizzo di Ialuril Prefill®, terapia intravescicale a base di acido ialuronico in associazione con condroitin solfato, è consigliato, in quanto tali componenti sono in grado di impedire alle sostanze nocive di scatenare il processo infiammatorio, riducendo il tasso di cistiti ricorrenti dell’86% e interrompere la frequenza di questo disturbo nel 48% dei soggetti trattati.

A tutto vantaggio della salute e del benessere del paziente.

Guarda l’intervista al Prof. Micheletti

Lascia un commento »

Ok

Il nostro sito web fa uso di cookies per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookies. Se vuoi saperne di più su come utilizziamo i cookies e come gestirli, leggi la nostra informativa sui cookies.