“Il morbillo può ancora uccidere”. A colloquio con Davi Kopenawa su Salute e Ambiente.

Redazione 10 settembre 2018 1
“Il morbillo può ancora uccidere”. A colloquio con Davi Kopenawa su Salute e Ambiente.

Dalla foresta amazzonica una “lezione” sciamanica di salute e rispetto per l’uomo e l’ambiente.

“L’epidemia (noi la chiamiamo Xawarari) è una nebbia, un fumo spesso e nauseante che si propaga per la foresta. È fatta di malattie che non conoscevamo, voi le chiamate polmonite, tubercolosi e morbillo. Hanno già ucciso molti di noi, sia in Brasile sia in Venezuela (i due paesi condividono le terre ancestrali degli indios Yanomami, oggi soltanto circa 33.000 individui sopravvissuti a invasione e deforestazione ndr)”.

Davi Kopenawa per l’incerta anagrafe brasiliana ha 63 anni. È un grande sciamano Yanomami, un medico tradizionale quindi, che un giorno di quasi 40 anni fa – poco più che ventenne – incontrò il coetaneo antropologo francese Bruce Albert e decise di aprire con lui un dialogo sincero e profondo che, nel corso di questi molti anni, ha generato uno splendido libro, finalmente pubblicato ora anche in Italia, “La caduta del cielo. Parole di uno sciamano Yanomami” (traduzione di Alessandro Palmieri e Alessandro Lucera, Edizioni Nottetempo).

Ci parla nella sede milanese di Survival International, come sempre al fianco delle popolazioni indigene in ogni parte del mondo, che ha seguito il viaggio di Kopenawa in Italia. “La malattia si diffonde con la presenza di grandi miniere, l’inquinamento da carbone e petrolio, la presenza di migliaia di garimpeiros (minatori ndr). I nostri medici non sanno come guarirle, conoscono i rimedi della foresta dove queste malattie non esistevano prima del loro arrivo.”

Il dialogo con Davi è intervista, racconto, testimonianza e molte altre cose insieme. È il custode della storia e dell’esistenza del suo popolo, ormai gravemente minacciato, a lui è affidata una missione suprema: “essere una freccia lanciata al cuore del popolo delle città (noi occidentali ndr) per rompere la sua indifferenza, per dare una speranza di sopravvivenza agli Yanomami che lottano per la vita”.

Seguiamo il suo sguardo mentre ci parla con concentrazione, i suoi occhi scuri, che hanno visto “danzare gli spiriti della foresta sull’acqua, tra le foglie” seguono i pensieri che vuole comunicare a noi “popolo delle merci”.

“Vorrei che i bianchi la smettano di pensare che la nostra foresta è morta, che si trova lì senza motivo. Vorrei far ascoltare la voce degli spiriti Xapiri, che giocano instancabilmente, danzando sui loro specchi scintillanti”. Kopenawa non usa mezzi termini “se i bianchi si ostineranno a distruggere la foresta, i fiumi scompariranno sottoterra, il suolo diverrà friabile, gli alberi rinsecchiranno e le pietre si spaccheranno per il calore. La terra inaridita diventerà vuota e silenziosa”.

Quanto scriveva Claude Levi Strauss nel 1993 è ben presente in Davi, è il significato profondo, il messaggio che egli reca con il suo viaggio in Occidente “lo sciamano Yanomami non separa la sua sorte da quella del resto dell’umanità…Cercando disperatamente di preservare le sue credenze e i suoi riti, lo sciamano Yanomami crede di adoperarsi anche per la salvezza dei suoi più crudeli nemici… Questa concezione della solidarietà e della diversità umane colpisce per la sua grandezza”.

(Foto Fiona Watson, Survival International)

Per approfondire

https://www.survival.it/

https://www.survival.it/popoli/yanomami

https://edizioninottetempo.it/it/prodotto/la-caduta-del-cielo

Un commento »

  1. Carlo Finocchiaro 16 settembre 2018 at 13:09 -

    Purtroppo l’uomo bianco ( meglio ancora, l’uomo appartenente a qualsiasi popolo europeo, auto definitesi “civilizzato”) ovunque nel mondo abbia portato la sua “civiltà ” ha causato danni incalcolabili, a volte inconsapevolmente (trasmissione di malattie sconosciute) ma molto più spesso per lo sfruttamento (ruberia) delle risorse naturali, senza mai pensare al domani delle terre e degli uomini. Ne pagheremo TUTTI le conseguenze.

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