Il segnale di allarme nel mondo vegetale

Redazione 3 luglio 2004 0

03/07/2004

Anche le piante adottano dei sistemi di auto-difesa dagli insetti dannosi. Secondo una recente ricerca condotta da due botanici, studiando a fondo questi meccanismi si potrebbero creare piante resistenti agli insetti, senza far uso di sostanze chimiche e pesticidi.

Il meccanismo di difesa più utilizzato da tutto il mondo animale è la fuga, la zebra corre a tutta velocità per sfuggire al leone e a sua volta il leone corre per sfuggire al cacciatore. Ma le piante sono ben ancorate al suolo con le loro radici. Allora come fanno a evitare di divenire il pasto per esempio degli insetti?

Lo hanno scoperto due botanici, un italiano Massimo Maffei dell’ Università di Torino e un tedesco Wilhelm Boland del Max Plank Institut di Jena . La pianta di un tipo particolare di fagiolo “di Lima”, ma anche dei nostri borlotti, mette in atto una precisa ed efficiente strategia di difesa contro il bruco invasore. In particolare quando l’insetto si poggia sulle foglie, la pianta percepisce un segnale chimico, la saliva del bruco, ed attiva dei geni, di solito silenti, che producono una sostanza volatile. Questa fuoriesce dalla pianta tramite gli stomi, una sorta di finestre presenti solitamente nella superficie inferiore delle foglie, ed ha due compiti importanti. Il primo consiste nell’attirare le vespe, le quali pungendo i bruchi vi depongono le loro uova. Nel bruco trovano un ambiente favorevole per la loro crescita uccidendo l’ospite al momento della schiusa.
Il secondo compito è un segnale di allarme destinato alle altre piante che vivono intorno e che a loro volta attivano lo stesso sistema di difesa spruzzando nell’area la stessa sostanza volatile che attirerà altre vespe.

La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Plant Physiology, mette inoltre in evidenza come questo meccanismo di allarme chimico sia comune a molte altre specie vegetali, e che probabilmente si è sviluppato nei milioni di anni che hanno caratterizzato l’evoluzione.
In un futuro, grazie alle conoscenze acquisite da queste ricerche potremmo coltivare diverse specie vegetali senza dover utilizzare sostanze chimiche, come i fitofarmaci, per difendere le nostre colture.

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