Influenza aviaria: panico da pandemia?

Redazione 17 marzo 2006 0

17/03/2006

Quando si parla di infezioni virali, si rischia di scatenare il panico tra la popolazione. Per questo c’è bisogno di un’informazione corretta e approfondita. Come nel caso dell’influenza aviaria

Farsi prendere dal panico quando si sente parlare di virus e di rischi di infezione non è difficile, soprattutto quando ci giungono informazioni frammentarie e imprecise. Il recente arrivo dell’influenza aviaria in Europa ha scatenato infatti timori e reazioni a catena con ripercussioni, spesso ingiustificate, su consumi e abitudini alimentari. Vediamo di fare chiarezza su alcuni punti.

Innanzi tutto vorremmo chiarire che parlare di “pandemia” per il momento è troppo allarmistico in quanto secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus dell’influenza aviaria potrebbe diventare pandemia solo qualora il virus H5N1 si modifichi e diventi trasmissibile direttamente da uomo a uomo, cosa che non si è ancora verificata in nessuna parte del mondo.

L’infezione si trasmette attraverso il contatto diretto con feci o saliva dell’animale infetto, vivo o morto. Non esistono invece dati epidemiologici che indichino la trasmissione all’uomo attraverso cibo cucinato (anche se contaminato prima della cottura) né sul fatto che prodotti importati da aree contaminate siano la causa delle infezioni umane.
I ceppi virali dell’influenza aviaria si trovano nei tratti respiratori e gastrointestinali degli uccelli infetti e non nella carne, ma sopravvivono anche a temperature molto basse. Per questo motivo non è la refrigerazione, ma la cottura (a 70°C o più) a uccidere completamente il virus.

La cottura di carni e uova rimane quindi una garanzia per evitare ogni rischio di contagio. Tutta la filiera avicola è inoltre controllata, monitorata e certificata costantemente dalle autorità italiane prima dell’immissione in commercio. Mangiare carne ben cotta di pollo e di cacciagione, evitando il consumo crudo o semicrudo, previene non solo il rischio di aviaria, ma anche di altre malattie come la salmonellosi.
Per quanto riguarda invece le uova, bisogna precisare che, sebbene i virus aviari possano trovarsi sia dentro sia sulla superficie esterna delle uova, un animale malato non depone più uova. Rimane valida comunque la raccomandazione di consumarle ben cotte e mai crude o semicrude, come l’uovo alla coque.

La vaccinazione contro il virus H5N1 è ancora allo studio e in fase di lavorazione. Tale vaccino potrà essere realizzato solo in caso di contagio da uomo a uomo e richiederà un tempo di realizzazione di tre-sei mesi. La vaccinazione antinfluenzale, pur non dando una protezione specifica verso il virus H5N1, consente di rafforzare le difese del sistema immunitario, quindi rimane utile, ma deve essere sempre consigliata dal medico, che può valutarne eventuali controindicazioni.

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