Nobel in provetta

Redazione 6 ottobre 2010 0

I problemi di sterilità sono una questione che presenta numerosi aspetti, dipende da diverse cause e influisce inevitabilmente sulla vita della coppia. Le soluzioni esistono: cure mediche, interventi di microchirurgia o la Procreazione Medicalmente Assistita. Una Legge italiana del 2004 indica metodi e limiti

Sono passati più di 30 anni dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina in provetta, e quest’anno il Nobel alla Medicina è andato a Robert Edwards, biologo ed embriologo britannico, inventore della fecondazione in vitro. Questa tecnica per l’inseminazione artificiale ha portato la gioia di un figlio in milioni di coppie nel mondo e rappresenta una via ancora tra le più percorse per trattare la sterilità. Ma cosa si intende esattamente per “sterilità”?

La sterilità è l’incapacità biologica da parte di un uomo o di una donna di contribuire al concepimento. Il termine infertilità indica invece l’incapacità per una donna fertile di portare a termine una gravidanza.
Nell’uomo l’impotentia generandi è l’impossibilità di procreare e va distinta dall’impotentia coeundi che definisce invece la sola impossibilità di portare a compimento il rapporto sessuale. Un uomo impossibilitato ad accoppiarsi quindi non è sempre necessariamente anche sterile e viceversa, un uomo sterile non è sempre e necessariamente anche incapace di accoppiarsi, può anzi godere comunque di una vita sessuale regolare e magari anche procreare attraverso tecniche di fecondazione assistita.
In alcuni casi può accadere che una coppia composta da partner fertili risulti comunque incapace di concepire insieme senza assistenza medica. La causa si sospetta possa essere genetica o immunologia – uno dei partner potrebbe persino presentare anticorpi antispermatici.
Se le terapie farmacologie o chirurgiche si rivelano inefficaci, è possibile ricorrere a tecniche mediche e biologiche che permettano la riproduzione al di fuori dei processi naturali: la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), così come definita e limitata dalla Legge Italiana n. 40 del 19 febbraio 2004: “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, volta cioè a “favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana […] qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità”.
Ai sensi della legge italiana si distinguono metodiche di:

  • Primo Livello, inseminazione intrauterina (IUI) che consiste nella deposizione del seme direttamente in utero con speciali cannule flessibili;
  • Secondo Livello, fecondazione in vitro con successivo trasferimento in utero (FIVET – Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer o ICSI – Intracytoplasmatic Sperm Injection;
  • Terzo livello, prelievo chirurgico degli spermatozoi (MESA – Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration o TESA – Testicular Sperm Aspiration o TESE – Testicular Sperm Estraction).

I limiti posti dalla legge 40/2004 intervengono sostanzialmente su quattro punti:

  • Fecondazione eterologa, che prevede l’impiego di materiale genetico (ovuli e spermatozoi) di donatori esterni alla coppia;
  • Maternità surrogata, che prevede l’impianto dell’ovulo fecondato (embrione) nell’utero di un’altra donna portatrice esterna alla coppia che porta a compimento la gravidanza;
  • Congelamento degli embrioni ottenuti in vitro per un eventuale impianto successivo;
  • Diagnosi genetica preimpianto, per diagnosticare anomalie geniche o cromosomiche in modo da selezionare e impiantare solo embrioni sani.

Indicare quale percentuale di successo possa garantire una qualsiasi tecnica di PMA non è semplice perché i risultati dipendono da innumerevoli fattori a cominciare dall’età, dalla salute generale della coppia e dalla qualità del materiale genetico a disposizione (ovuli e spermatozoi). In ogni caso, le probabilità sono comunque superiori rispetto a un rapporto naturale perché con la PMA almeno il momento della fecondazione è garantito.

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