Obesità infantile

Redazione 19 aprile 2004 0

19/04/2004

Gli italiani, da sempre famosi in tutto il mondo per la propria cucina, stanno cambiando la propria alimentazione, a favore di una dieta sempre più ricca di grassi. E a farne le spese sono i più piccoli. Sono molti, infatti, i bambini a rischio obesità.

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei. Gli italiani, custodi della famosa dieta mediterranea si stanno dimostrando sempre di più pressapochisti a tavola e, più in generale, nello stile di vita. A farne le spese sono, come sempre, i bambini incollati spesso davanti al televisore e con la dispensa a portata di mano.

Obesità in cifre
Le cause
Le cellule adipose
Lo stile di vita
I fattori ambientali e genetici
La prevenzione
La diagnosi
L’intervista ad un pediatra
Approfondimenti
Tabelle dei percentili

Obesità in cifre
In Italia su 100 ragazzi, di età compresa tra i 6 e i 16 anni, 35 sono in sovrappeso e 12 obesi. Di questi ultimi almeno 4 soffrono di sindrome metabolica, una associazione di diverse patologie, come ad esempio l’ipertensione e il diabete, responsabile di gravi malattie cardiovascolari.
Questi dati, raccolti dall’Istituto Auxologico Italiano, si riferiscono al 2003 e sottolineano un progressivo aumento, in atto in tutti i paesi occidentali, del numero di bambini ed adolescenti con problemi seri o gravi di sovrappeso.

Le cause
Le cause dell’obesità sono dovute principalmente ad una alimentazione non corretta ed alla sedentarietà. A questi si aggiungono, in percentuale minore, fattori genetici ed ambientali.
Oggi i bambini sono molto distratti a tavola. Consumano velocemente e male la prima colazione ed il pranzo ma sono molto attenti agli snack confezionati ricchi di zuccheri e di grassi. Frutta e verdura, poi, entrano in minima parte nella dieta quotidiana.

Le cellule adipose
Una alimentazione corretta è fondamentale fin dai primi anni di vita, quando si formano le cellule adipose. Il loro numero, infatti, rimarrà costante per tutta la vita.
Il bambino grassottello avrà, quindi, una quantità di cellule adipose più elevata di quello che gli è necessario (iperplasia) e, da adulto, sarà condannato ad essere un potenziale obeso. Occorre quindi intervenire fin dai primi anni di vita con una dieta equilibrata sfatando il mito che i bambini grassi siano più sani.

Lo stile di vita
Alla cattiva alimentazione si associa normalmente una attività fisica limitata al minimo indispensabile. In questo la tecnologia non ci aiuta, anzi. Dall’ascensore all’auto, passando per il telecomando o l’alzacristalli elettrico, tutto sembra studiato per farci fare meno movimento possibile riducendo, così, drasticamente la possibilità di smaltire i grassi accumulati.
La televisione, poi, merita un discorso a parte. Questo straordinario strumento di comunicazione agisce su un duplice fronte. Da un lato sottrae tempo per il gioco all’aria aperta e dall’altro, attraverso gli spot pubblicitari, suggerisce, ai bambini, il consumo frequente di prodotti industriali.

I fattori ambientali e genetici
Tra i fattori ambientali che influiscono direttamente sulla obesità infantile, la parte del leone la fa certamente la famiglia e, in questa, la madre.
Da una indagine dell’ISTAT (l’istituto nazionale di statistica) dal titolo “Abitudini alimentari: tendenze evolutive nella popolazione e nei giovani” e riferita al periodo 1993-2000, emerge che un quarto dei bambini in sovrappeso ha almeno un genitore prossimo alla obesità e questa percentuale sale al 34% se lo sono entrambi. La prevenzione dell’obesità infantile, quindi, deve partire da una corretta educazione alimentare dei genitori che, per primi, devono controllarsi a tavola e limitare il numero di spuntini fuori pasto.
Gli errori nutrizionali qualitativi e quantitativi non dipendono dal bambino. Sarà lo stile di vita ed il rapporto personale che ha la mamma con il cibo a condizionare i comportamenti alimentari.
Una madre che lavora, colta e pratica, capace di organizzare la propria vita fuori e dentro casa, avrà un approccio più controllato nei confronti dell’alimentazione. Diversamente una madre casalinga, legata alle tradizioni tenderà ad esprimere il proprio affetto attraverso il cibo.
Anche la genetica influisce sui chili di troppo. Studi condotti su gemelli omozigoti e su bambini adottati, confrontando il loro peso con quello dei genitori naturali e adottivi, hanno dimostrato che il grado di ereditarietà del sovrappeso varia tra il 60 e il 70%.

La prevenzione
Da tutto questo emerge che la prima regola per contrastare l’obesità in età evolutiva è la prevenzione e questa deve iniziare tra le mura domestiche.
Ma cosa fare se il bambino è già grasso? Il ministero della salute ha elaborato delle “Linee guida per la diagnosi e il trattamento dell’obesità infantile” diretta al pediatra e al dietologo, le figure professionali più indicate a predisporre un intervento mirato ed efficace. Ma anche in questo caso sono i genitori ad avere il ruolo più importante. Innanzitutto occorre che i genitori siano consapevoli del problema. Ci sono, infatti, mamme che vanno regolarmente in palestra e prestano un’attenzione quasi maniacale per le calorie di ogni pasto ma contemporaneamente guardano con tolleranza i chili di troppo del proprio figlio. Modificare comportamenti sbagliati non significa, però, colpevolizzare i ragazzi. Il rischio, soprattutto con le adolescenti, è di innescare gravi patologie psichiatriche come l’anoressia e la bulimia.
In pratica occorre affrontare questo problema con obiettività e serenità coinvolgendo il più possibile tutta la famiglia.

La diagnosi
Innanzitutto, il pediatra, valuterà la severità del sovrappeso e le possibili complicanze associate. Eseguirà, quindi, un esame obiettivo generale misurando l’altezza e il peso del bambino. Nei limiti del possibile è importante ricostruire la curva di accrescimento sia ponderale che staturale. Misurerà alcune circonferenze corporee (come il braccio, i fianchi e le cosce). Controllerà la pressione arteriosa e il funzionamento della ghiandola tiroidea. Infine valuterà lo sviluppo puberale.
Dopo questa prima visita eseguirà alcune indagini cliniche, determinando la qualità e quantità dei lipidi (screening lipidico), la glicemia (la quantità di zuccheri semplici nel sangue) e la funzionalità epatica e cardiaca.
A questo punto il medico valuterà la presenza, nei genitori e nei fratelli, di patologie cardiovascolari e di disturbi nel comportamento alimentare.
Infine formulerà un programma che riguarderà l’attività fisica e l’alimentazione più adatti al particolare stato di sovrappeso del bambino.
Diete “fai da te” troppo rigide e squilibrate ed attività fisiche troppo pesanti non aiutano a risolvere il problema. Anzi lo possono peggiorare. Occorre perseguire un processo rieducativo lento e progressivo ma, soprattutto, deve essere vissuto dal ragazzo con una certa dose di positività e di ottimismo.

Approfondimenti:

Diagrammi percentili
I diagrammi percentili sono tabelle statistiche utili a valutare con immediatezza la crescita normale di un bambino. Sono realizzati controllando il peso e l’altezza di migliaia di bambini di età diverse. Ad esempio il cinquantesimo centile è collocato in modo che il 50% dei bambini siano al di sopra e 50% al di sotto del valore del peso e dell’altezza a una data età.
Il novantasettesimo centile ha il 3% sopra e il 97% sotto. Quindi, a ogni età e per ogni misurazione, il novantasettesimo centile rappresenterà i bambini più grandi.

La crescita dei bambini si valuta facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età.
Percentili del peso maschi 2-14 anniPercentili dell’altezza maschi 2-14 anni

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