Quando è la casa a farci ammalare

Redazione 16 novembre 2010 0

La SBS, acronimo per Sick Building Syndrome (Sindrome da edificio malsano), colpisce gli uffici ma anche le case di moderna realizzazione e causa spiacevoli malesseri temporanei ai quali è possibile ovviare, almeno in parte, con alcuni semplici accorgimenti

Da qualche tempo quando arriviamo al lavoro cominciamo a sentirci affaticati e a disagio. Spesso accusiamo mal di testa oppure vertigini, nausea, irritazione agli occhi, al naso o alla gola, con tosse secca, lacrimazione e sensibilità agli odori. Siamo molto deconcentrati e anche sonnolenti. Sintomi vaghi e diffusi, apparentemente senza alcun nesso tra loro, che stranamente scompaiono appena torniamo a casa. Forse sta solo arrivandoci un raffreddore – questa stagione fredda è la più propizia per le forme influenzali più diverse – oppure a farci ammalare è invece proprio l’ufficio in cui ci troviamo. No, non è una battuta e nemmeno un fenomeno psicosomatico collettivo, abbiamo piuttosto contratto la SBS, la Sick Building Syndrome (in italiano letteralmente “sindrome da edificio malsano”) così come definita e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di una combinazione di disturbi, quelli che abbiamo elencato poc’anzi, dovuti proprio alla permanenza in edifici che presentano, in pratica, una cattiva qualità dell’aria interna.

Le cause
Una non corretta ventilazione degli ambienti permette il ristagno di aria e umidità, i principali mezzi per la trasmissione e diffusione dei diversi agenti intossicanti che causano il nostro malessere. I più comuni sono i composti organici volatili (VOC): inquinanti chimici sprigionati da rivestimenti per l’arredamento, apparecchiature tecnologiche come macchine fotocopiatrici o prodotti per la pulizia. Poi, dall’esterno, possono entrare i gas di scarico delle automobili o gli altri inquinanti ambientali – purtroppo molto comuni nell’aria, specialmente delle grandi città – che restano poi imprigionati all’interno. Mentre controsoffitti, doppie pareti, pavimenti galleggianti e condotte per la climatizzazione, se non adeguatamente ventilati e mantenuti, possono ospitare contaminanti biologici come muffe, pollini, batteri e virus.
La presenza di tutti questi elementi, in buona parte dei casi solo lievemente tossici, non passa comunque inosservata al nostro organismo che, come abbiamo visto, reagisce manifestando disagio e malessere.

Le soluzioni
Vista la grande diversità dei fattori che scatenano la SBS, un’unica azione risolutiva non esiste. Abbattere l’edificio malato per ricostruirlo utilizzando quanto di più innovativo e naturale offrano oggi l’edilizia sostenibile e la bioarchitettura, potrebbe essere una soluzione per molti versi auspicabile, ma indubbiamente drastica ed estremamente costosa.
Piuttosto, aumentare il ricambio di aria e migliorarne la distribuzione sono i due interventi più comuni in grado di abbassare sensibilmente la concentrazione degli inquinanti e di garantire anche un buon rapporto tra costi e benefici. Inoltre, quando gli agenti intossicanti sono facilmente identificabili e controllabili possono essere eliminati o almeno ridotti: gli impianti di riscaldamento e condizionamento devono essere soggetti a regolare manutenzione, gli ambienti non devono presentare rivestimenti “assorbenti” (es. moquette, drappeggi e tendaggi pesanti…) e i locali di servizio (ripostiglio delle pulizie, stanza delle fotocopie…) devono essere posizionati quanto più distante possibile dalle zone di maggior permanenza.
Quanto detto fino adesso con particolare riferimento agli ambienti lavorativi, entro certi limiti può essere valido anche per le abitazioni private, specie se realizzate in tempi recenti e secondo norme di risparmio energetico che prevedono uno scambio controllato tra ambienti esterni ed interni. Anche qui una regolare manutenzione degli impianti di climatizzazione e di ventilazione forzata, in primis la pulizia dei filtri, si rivela la soluzione chiave per vivere in un ambiente salubre e privo di rischi per la nostra salute.

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