Referendum: i quesiti della discordia

Redazione 8 giugno 2005 0

08/06/2005

Il 12 e 13 giugno siamo chiamati a esprimere il nostro parere sulla legge 40 del 2004 relativa alla procreazione medicamente assistita (PMA): cerchiamo di capire il significato dei quesiti.

Oggi in Italia circa il 10% delle coppie ha problemi di sterilità o di infertilità e la procreazione medicamente assistita (PMA) (PMA) può rappresentare l’unica speranza per avere un figlio. Le probabilità di successo di questa tecnica non sono però molto elevate e si aggirano intorno al 30%.
La legge 40 del 2004 regolamenta l’applicazione della PMA al fine di garantire la salute della donna e dell’embrione e pur se discutibile, ha colmato un buco legislativo. In Italia infatti prima della legge esisteva solo un codice deontologico che i medici avevano creato per limitare il libero arbitrio dei colleghi, pena l’esclusione dall’ordine.
Le norme restrittive contenute nella legge hanno però conseguenze etiche e morali rilevanti che certamente possono essere messe in discussione. Il fine dei quesiti posti con il referendum è quello di abolire alcune parti della legge per renderla in parte inefficace.

I quattro quesiti nel dettaglio

Il primo quesito
Intende abrogare gli articoli che contengono le seguenti norme:

  • E’ vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano
  • Non è possibile effettuare indagini sull’embrione prima dell’impianto
  • E’ vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni

Le cellule staminali embrionali rappresentano una grande scommessa scientifica. Infatti, poiché sono cellule non ancora specializzate, possono produrre qualunque tipo di cellula matura del nostro corpo. Questa loro capacità potrebbe essere sfruttata per curare malattie degenerative oggi incurabili. L’applicazione pratica di queste cellule è ancora molto lontana ma certamente le loro potenzialità sono elevatissime. Non esistono terapie, nemmeno sperimentali, che impiegano cellule staminali embrionali. Oggi numerose terapie salvavita si basano invece sull’utilizzo di cellule staminali adulte. Nuove linee di ricerca inoltre mirano a trovare valide alternative nelle cellule staminali contenute nel cervello umano o in quelle presenti nei tessuti dei pazienti. Un progetto scientifico più ardito, forse vicino alla realizzazione, prevede invece di convincere cellule adulte a ritornare staminali.
Molti ricercatori però sostengono che abbandonare la ricerca sulle cellule staminali embrionali significa rinunciare a progressi scientifici enormi in campo medico. Ritengono che l’utilizzo delle staminali adulte non risolve affatto le nostre necessità terapeutiche in quanto presenti nel nostro corpo in quantità troppo ridotte. Convincere cellule a ritornare “bambine” sembra poi un sogno irrealizzabile. Questo schieramento di scienziati ritiene che la ricerca scientifica di base, quella rivolta cioè ad aumentare le nostre conoscenze e non alla loro applicazione, non possa essere limitata da leggi dello stato. Le responsabilità etiche e sociali devono essere affidate alla coscienza di coloro che la esercitano. La scienza italiana poi diventerebbe dipendente dalle scoperte scientifiche fatte negli altri paesi del mondo dove è consentito usare cellule staminali embrionali.
La diagnosi preimpianto sugli embrioni non esclude l’assenza di rischi per le coppie, eventualmente portatrici di anomalie genetiche, che vi si sottopongono. Sono possibili errori diagnostici e alcuni embrioni giudicati anormali possano essere scartati anche se sani. Queste tecniche poiché invasive e molto complesse possono inoltre avere degli effetti sul nascituro. Determinano infatti una maggiore probabilità di nascita sotto peso, di mortalità pre- e post-natale e di parti gemellari e prematuri.
Molti sostengono invece che comunque le indagini preimpianto offrono informazioni potenzialmente molto utili alla coppia e che la loro affidabilità non è poi così bassa. Inoltre impedire un’analisi pre impianto potrebbe obbligare una donna ad abortire in un momento successivo qualora scoprisse malformazioni nel feto grazie all’amniocentesi.
La crioconservazione, o congelamento, degli embrioni aumenta la percentuale di successo della PMA di circa il 5%, ma per alcuni comporta rischi maggiori per la salute della donna poiché per ottenere ovuli in eccesso è necessario che le aspiranti mamme subiscano cure ormonali intense. Alcuni ricercatori ritengono che maggiore è il numero di ovuli prodotti maggiore è la probabilità che non siano sani e che embrioni crioconservati hanno possibilità minori che la mamma che li riceve possa portare la gravidanza a termine. Inoltre questa metodologia aumenta notevolmente i costi della PMA in quanto devono essere destinati luoghi appropriati e personale esperto alla conservazione degli embrioni.
Chi invece è a favore della crioconservazione ritiene che una cura ormonale intensa sia meno dannosa per una donna rispetto a cicli ripetuti più blandi. Inoltre si ritiene che non ci sono motivi per ridurre del 5% le possibilità di successo della PMA che sono già piuttosto basse.

Il secondo quesito
Intende abrogare gli articoli che contengono le seguenti norme:

  • Il ricorso alla PMA è circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico
  • Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità e le tecniche usate devono essere le meno invasive possibili
  • Tre è il numero massimo di embrioni che si possono ottenere in vitro
  • Gli embrioni derivati dalla fecondazione dell’ovulo materno con lo spermatozoo paterno devono tutti essere trasferiti nell’utero della donna

La PMA comporta alcuni rischi ed è consigliabile quando non esiste altro modo per ottenere una gravidanza anche se è effettivamente importante intervenire con rapidità per non diminuire le probabilità di successo. Da quando la legge ha limitato a tre il numero di embrioni non è diminuita in maniera rilevante la probabilità di ottenere una gravidanza. Studi recenti hanno dimostrato che la probabilità di successo della terapia, intesa come numero di donne che riescono a portare a termine una gravidanza, è scesa di poco rispetto a quella osservata nel periodo precedente all’applicazione della legge (si è passati dal 27% al 24,2% per ciclo e dal 30,5% al 27,2% per trasferimento embrionario). Alcuni ricercatori sostengono che questo è dovuto al fatto che più la terapia ormonale è blanda e meno ovuli vengono prodotti, maggiore è la probabilità che siano sani e che l’embrione derivante dalla loro fecondazione riesca a giungere alla fine della gravidanza.
Chi invece intende abrogare queste norme ritiene che la legge, abbia causato una diminuzione molto più rilevante. I sostenitori del si non considerano infatti la percentuale di donne diventate mamme, ma il numero di bambini nati grazie alla PMA. I bimbi venuti al mondo dopo l’applicazione degli articoli messi in discussione dal secondo quesito sono diminuiti di circa il 20%.

Il terzo quesito
Fa riferimento agli stessi articoli citati nel quesito precedente con particolare riferimento all’affermazione presente nell’articolo 1:

  • La presente legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito

Tale norma intende tutelare l’embrione al pari degli altri soggetti coinvolti nel processo di procreazione assistita. In questo senso la legge riconosce l’embrione come essere umano.

Il quarto quesito
Intende abrogare gli articoli che contengono le seguenti norme:

  • E’ vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo
  • Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro

Le procedure eterologhe comportano problematiche d’ordine medico soprattutto per quanto riguarda la donazione degli spermatozoi. Non è infatti semplice stabilire se il donatore può trasmettere anomalie genetiche o malattie infettive (epatite virale o AIDS) all’aspirante mamma e al bambino. Nel caso della donazione di ovuli esiste invece il rischio di reazioni immunitarie. La madre “adottiva” porta in grembo un feto che le è completamente estraneo.
Le procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo ci porta inevitabilmente a riflettere sulle serie conseguenze morali ed etiche che implica. Tra le altre cose sarebbe necessario stabilire prima di tutto se mantenere segreto il nome del genitore biologico e fino a quando. Nel caso di donatrici di ovuli estranee alla coppia si deve tenere in considerazione che la tecnica di estrazione è piuttosto pericolosa e può avere conseguenze mediche. Inoltre un’eventuale retribuzione dei donatori potrebbe provocare danni sociali e commerci illeciti molto gravi.
Mantenere però questa norma, come altre di questa legge, costringerebbe molte coppie ad andare a curare la loro malattia all’estero, alimentando il turismo procreativo che già esiste. Dati i costi elevati le coppie meno abbienti non avrebbero le stesse possibilità di quelle più ricche.

Chi desidera eliminare i divieti posti dalla legge vuole di fatto lasciare a ciascuno la libertà di scegliere se l’embrione è un ammasso di cellule o già un essere umano. La scienza a questo proposito non ha risposte oggettive. Filosofia e religione sono più adatte a trattare argomenti tanto complessi e soggettivi. Ognuno di noi è quindi chiamato a stabilire se è giusto porre dei limiti alla scienza e alla medicina o se invece lo scienziato come il medico devono scegliere solo in base alla loro coscienza.

Lascia un commento »

Ok

Il nostro sito web fa uso di cookies per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookies. Se vuoi saperne di più su come utilizziamo i cookies e come gestirli, leggi la nostra informativa sui cookies.