Per quanto riguarda la terapia ci sono delle novità per diminuire le riacutizzazioni della BPCO?

Redazione 6 gennaio 2015 0

Prof. Andrea Rossi
Malattie dell’Apparato Respiratorio – Università di Verona

Allora parlavamo di rivoluzioni, nella mia carriera che purtroppo ormai dura da qualche anno, ne ho viste due grandissime. Una, non sono più ricoverati i pazienti con Asma: vent’anni fa i pazienti con Asma finivano continuamente in ospedale. Adesso con la terapia inalatoria il ricovero per Asma è rarissimo, al punto che se non è accompagnato da insufficienza respiratoria viene giudicato improprio addirittura. Quindi questa è stata veramente una rivoluzione. Nella BPCO abbiamo svuotato le terapie intensive: venti anni fa i pazienti con riacutizzazione grave di BPCO, spesso andavano in terapia intensiva, adesso con la ventilazione non invasiva non vanno più in terapia intensiva. Con la terapia stabile della BPCO abbiamo osservato che c’è una riduzione notevolissima del numero di riacutizzazioni gravi. Quello che comporta l’ospedalizzazione in realtà è spesso la comorbidità. In sé la riacutizzazione di BPCO viene prevenuta bene con i farmaci esistenti, adesso ci sono farmaci nuovi che giungono dalla tradizione, sia farmaci più innovativi e certamente c’è una riduzione di quelle riacutizzazioni. Tanto è vero che se devo vedere le età medie, le età medie vent’anni fa erano di sessant’anni, adesso son quasi di ottanta, quindi quello che porta il paziente al ricovero non è la BPCO in sé che viene ben controllata. Una volta uno pensava: prendo un paziente, vado dal medico o mi ricoverano in ospedale ed esco guarito. Adesso invece con le malattie croniche una persona entra con una malattia cronica ed esce con una malattia cronica. Quindi non è più un problema solo di terapia ma è un problema di gestione complessiva e questa gestione che noi chiamiamo “gestione integrata” ospedale- territorio è una necessità di cui anche le regioni -devo dire- si stanno facendo carico anche per il rapporto che esiste istituzionalmente tra specialisti, aziende ospedaliere e territoriali e le regioni. Faccio un ultimo accenno sul fatto che mi consente di confrontare questo: rispetto a dieci anni fa, la terapia della BPCO stabile è molto cambiata ed è immensamente più efficace. Il problema che ci rimane è l’aderenza alla terapia, cioè le persone, come in tutte le malattie croniche, quando una persona vede che non guarisce, allora dice: “cosa mi serve questa cura?”. E invece qui è importante, entra in campo il discorso che facevo prima, non è più solo un problema di terapia in sé farmacologica ma è un problema di educazione, è un problema di riabilitazione, la riabilitazione è anche questo, è un problema appunto di passare da un concetto di cura a un concetto di gestione e, dico quest’ultima cosa, abbiamo degli strumenti molto più efficaci, molto più efficaci di quanto ne avevamo dieci o quindici anni fa.

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